Dove il Tevere unisce | 11 Ottobre | Presentazione del libro

11 Ottobre 2026 – 18:00

A cura di: Paola Contessa, Fausto Gargaglia e Antonio Votino

Ingresso libero

Circolo Canottieri Todaro

Presentazione a cura di
Paola Contessa, Auditor/Lead Auditor standard ISO, autrice letteraria e narratrice di storie romane;
Fausto Gargaglia, Architetto
Antonio Votino, Giornalista e Presidente CESMAL

Moderatore
Dr. Antonio Galdo, Giornalista, inviato speciale per Il Mattino, Il Gazzettino Veneto, Il Secolo XIX, La Sicilia, La Gazzetta del Mezzogiorno e Il Messaggero. Autore di numerosi programmi televisivi Rai.

Interventi istituzionali
Dr. Giuseppe Lattanzi, Presidente Circolo Canottieri Tirrenia Todaro
Dr. Sergio Estivi, Presidente Fondazione Catalano ed editore del volume

Sul Tevere dal 753 a.C. sono stati costruiti circa 32 ponti, i primi in legno, senza chiodi, con un ingegnoso sistema ad incastro, più tardi in muratura e infine in cemento armato e in ferro. I ponti di Roma sono elementi fondamentali del paesaggio urbano: collegano le due sponde del Tevere e raccontano, attraverso forme e materiali, la storia della città. 

La loro costruzione ha coinvolto nei secoli ingegneri, artigiani e maestranze specializzate, dando vita a un patrimonio unico di arte, mestieri e soluzioni tecniche. I ponti di Roma non sono soltanto architetture sospese sull’acqua. Sono pagine di pietra attraversate dal tempo, luoghi dove la città ha imparato a conoscersi, a commerciare, a pregare, a difendersi. Da secoli uniscono rive, ma soprattutto destini: il passo del mercante e quello del pellegrino, il lavoro degli artigiani e il silenzio dei viandanti, la memoria degli imperatori e la voce quotidiana del popolo romano. Il Tevere, con il suo corso lento e mutevole, ha spesso separato quartieri, mestieri e mondi diversi.

I ponti sono nati per vincere quella distanza. Ogni arco racconta una necessità concreta — attraversare il fiume, trasportare merci, collegare mercati e botteghe — ma anche un desiderio più profondo: creare relazione. Così il Ponte Fabricio, il più antico ancora intatto, il maestoso Ponte Sant’Angelo con le sue statue, o il moderno Ponte della Musica non sono soltanto opere ingegneristiche; sono luoghi di incontro, di scambio e di identità. Camminare sui ponti di Roma significa attraversare epoche diverse nello spazio di pochi passi. Le pietre consumate conservano l’eco delle ruote dei carri, delle processioni religiose, delle fughe durante le guerre, delle passeggiate al tramonto.

Ogni ponte ha visto nascere e scomparire mestieri: pescatori, barcaroli, mugnai, venditori ambulanti, muratori, artisti. Intorno a essi la città è cresciuta, cambiando volto senza perdere la propria anima.