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Anna Maria e la Cultura – Fondazione Catalano

Anna Maria e la Cultura

Cultura Fondazione Catalano

Anna Maria conversava volentieri di argomenti a Lei noti, come è naturale, ma non disdegnava temi nuovi esposti da persone esperte, che ascoltava con attenzione quasi religiosa, intervenendo solo all’ultimo non per dibattere ma per maggiori chiarimenti. E’ altresì naturale che una siffatta persona sia stata allergica al qualunquismo intellettuale che, con sicuro istinto, intercettava fin dalle prime battute e che non mancava di procurarLe evidente malessere. In un giuoco affettuoso gli amici esprimevano intenzionalmente, nel corso delle conversazioni, alcune espressioni banali, che di frequente si ascoltano, per il piacere di vedere la Sua reazione, sempre concisa e tranciante.

Citiamole solo alcune:

“I giovani dovrebbero imparare l’inglese ed il francese per non essere tagliati fuori da questo mondo globale”

A.: “Giusto, ma prima devono imparare la lingua italiana!”

“Abbiamo debellato l’analfabetismo”

A.: “Nominalmente vero, ma è spaventevole quello di ritorno che contraddistingue l’epoca attuale”

“Occorre ravvivare subito il sistema economico rilanciando i consumi”

A.: “Sì, indirizzando però qualitativamente e consapevolmente le scelte e non continuando a riempire le case di oggetti superflui”

Anna Maria ed i giovani Alcune risposte sul tema dei giovani potrebbero indurre a pensare ad una persona aprioristicamente critica verso gli adolescenti. Non era così. Ed, infatti, ai giovani ed alle future generazioni andava costantemente, in modo quasi assillante, il Suo pensiero. I giovani, dunque, erano al centro dei Suoi pensieri. Le loro deviazioni dall’asse della vita erano per Lei causa di dolore. I giovani, sosteneva, non sono né buoni né cattivi, né migliori né peggiori di quelli del passato; essi sono semplicemente speculari alla società di cui riflettono i tratti in forme a volte esasperate. Di conseguenza molto incisive erano le Sue sentenze sulla “famiglia” e sul fondamentale ruolo educativo dei genitori. Non tollerava, infatti, le debolezze e le indulgenze di quei genitori che non sanno, (o non hanno il nerbo?) di fronteggiare le classiche crisi dell’adolescenza che, ad esempio, portano i giovani ad abbandonare immotivatamente gli studi o a chiedere cose o oggetti costosi “perché tutti ce l’hanno”. Il Suo diveniva vero furore di fronte a tali fatti, essendo profondamente convinta che la famiglia ed i genitori devono sia saper dare il buon esempio che dominare e gestire positivamente le crisi dei giovani. Non accettava quei presunti educatori che, con lassismo, non intervenivano per aiutare a crescere i propri figli sviluppando in loro buona creanza, amor proprio, senso di iniziativa e di responsabilità, rispetto degli adulti e degli anziani, capacità di critica verso tutto ciò che il mondo esterno propone. Il Suo assunto, in definitiva, era che i giovani sono la parte debole della società, di cui è facile, molto facile, approfittarsi in forme più o meno subdole Anna Maria e gli anziani La Sua era evidente amarezza per la bieca speculazione che si abbatte, senza quasi nulla poter contrapporre, a danno degli anziani non più autosufficienti e sui loro familiari impossibilitati ad accudirli in casa. Ma Anna Maria, non si limitava all’amarezza, da combattente nata per le giuste cause. E’ così che ha lottato in prima persona, anche con denunce civili e penali, contro loschi personaggi, che in varie parti del territorio di Fiumicino avevano avviate abusive attività di “Casa famiglia” con personale precario, inesperto e spesso anche clandestino! Il Suo amore per gli anziani Le ha fatto trascorrere, con spasmodico impegno, quasi per intero l’ultima parte della Sua vita proprio a loro difesa, sostegno e conforto. Forse questa impari lotta ha contribuito all’indebolimento del Suo organismo facendoLa trovare senza adeguate difese alla mortale malattia che si manifestò nella seconda parte del 2004.